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La ceramica italiota a figure rosse nei Musei di Altamura, Canosa, Egnazia e Tirana
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Una delle più importanti testimonianze che ci ha lasciato la Magna Grecia è costituita dai vasi italioti dipinti a figure rosse.
Tale produzione, iniziata in Puglia e Lucania a partire dalla seconda metà del V sec.a.C. si afferma in maniera particolare nel IV sec.a.C. .
Questo genere artistico si sviluppò nel clima culturale delle città fondate dai Greci nell'ambito dei rapporti avviatisi con le popolazioni indigene  presenti nell'entroterra degli insediamenti greci.
Un forte impulso alla produzione venne forse dal fatto che le popolazioni locali recepirono il valore altamente culturale delle immagini riprodotte sui grandi vasi e ne apprezzarono il ruolo comunicativo.
Nelle poleis italiote e a Taranto si concentra un importante settore della committenza al quale si deve attribuire la diffusione di alcuni dei modelli comportamentali che incentivarono l'uso della ceramica a figure rosse.
Il vaso figurato per le aristocrazie indigene diventa uno strumento rappresentativo con una ricchezza di significati sia riferiti ai rapporti culturali che a quelli sociali.
La produzione apula, pur essendosi però ispirata a modelli attici,sviluppò un proprio repertorio vascolare con forme ed immagini ben distinte e differenziate.
La distribuzione e le caratteristiche dei reperti sembrano permettere una distinzione in tre fasce; la prima, limitata quantitativamente e morfologicamente, comprende soprattutto grandi vasi (crateri, anfore, loutrophoroi e phialai) con soggetti iconografici complessi spesso a contenuto mitologico, come nei vasi monumentali di Altamura; la seconda include le forme di un servizio da simposio completo nel repertorio morfologico e funzionale di contenitori di medie dimensioni, sempre destinato a ceti emergenti ma con minori capacità rappresentative  (pelikai, lebete gamico, oinochoe), frequenti nei corredi di Altamura, Egnazia e Canosa, la terza, infine, semplificata nelle forme e nei soggetti, ma incidente nella produzione comprende solo alcune forme (lekanides,piatti, skyphos), presente in grande quantità nei complessi canosini.
Questo ultimo gruppo fornisce un complemento per i corredi funerari più ricchi o da solo caratterizza gruppi sociali con scarse possibilità rappresentative.
Rispetto alle quantità prodotte e alle officine di produzione, è proprio la Peucezia che si configura come il mercato più interessato rispetto alle altre aree culturali apule almeno fino all'ultimo trentennio del IV secolo a.C., fino all'installazione cioè di impianti artigianali nei principali centri della Daunia, a Canosa e ad Arpi.
I temi decorativi presenti sulla produzione a figure rosse sono di grande interesse: sono temi mitologici, dionisiaci, funerari, del mondo femminile della cosmesi.
I grandi temi mitologici sono in genere raffigurati su vasi monumentali con un valore in alcuni casi anche di propaganda politica, vedi i vasi del pittore di Dario con lotte tra Greci e Persiani.
I riti dionisiaci con le raffigurazioni dello stesso Dioniso, di satiri e menadi danzanti oltre al riferimento al valore del vaso quale contenitore di vino riguardano la sfera religiosa e rituale. La presenza di alcuni attributi: il tirso, il tamburello, il flauto, il grappolo d'uva, il kantharos e in particolare la torcia, che allude a processioni notturne, caratterizzano l'ambito dionisiaco.
Apparentemente lontano dal mondo dionisiaco potrebbe sembrare la figura dell'Eros alato che compare ad un certo punto come elemento preponderante della decorazione di alcuni vasi. Si tratta di Eros androgino di cui bisogna riconoscere le molteplici valenze che potrebbe racchiudere significati diversi e collegati sia a personaggi mitologici, come per esempio Ganimede, che ai riti del matrimonio caratterizzati dalle numerose figure femminili e dallo stesso Eros svolazzante su di esse.
Le scene dedicate alla tomba oltre a dimostrare come ha inciso sulla produzione la destinazione funeraria di molti dei vasi a figure rosse fanno riferimento alla complessa ritualità funeraria. La presenza del naiskos funerario con all'interno i personaggi, il più delle volte guerrieri, documenta la complessa ritualità legata alla morte e alle credenze religiose ad essa connesse.
Una grande quantità di vasi, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, presentano un repertorio legato al mondo muliebre della cosmesi con oggetti legati alla toilette personale e a momenti della vita quotidiana.

Ulteriori informazioni
Bibliografia: E. Lippolis, La ceramica a figure rosse italiota, in I Greci in Occidente, Arte e artigianato in Magna Grecia, Napoli 1996, pp. 357 – 362 M. Schmidt, La ceramica italiota e siceliota, in I Greci in Occidente, Milano 1996, pp. 443 – 456
M. Mazzei, Lo stile apulo tardo, in I Greci in Occidente, Arte e artigianato in Magna Grecia, Napoli 1996, pp.403-406
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